Abitudini atomiche: quando cambiare è una questione di sistema
Aggiornamento: 30 set
Nel post precedente ho scritto di come, da sola, la motivazione non sia sufficiente a sostenere un cambiamento nel tempo e di come piccole pratiche quotidiane possano venire in aiuto. Un libro che offre ampi e argomentati spunti in tal senso è Atomic Habits di James Clear. Non è un libro nuovo, ma ci torno sempre volentieri perché permette di fare un affondo su alcuni temi che trovo fondanti e perché contiene un'idea tutt'altro che banale: per cambiare un comportamento, può essere più utile intervenire sul sistema che continuare a chiedere a noi stessi di impegnarci di più.
Dal risultato al comportamento
Siamo abituati a pensare ai cambiamenti a partire dal risultato che vogliamo ottenere: "Voglio comunicare in maniera più efficace", "Voglio smettere di arrivare sempre all'ultimo momento", "Voglio ritrovare senso e direzione nel mio quotidiano". Si tratta di obiettivi legittimi (o forse dovremmo dire desideri), eppure ancora piuttosto astratti e lontani dal quando e come il cambiamento dovrebbe accadere davvero. Clear propone di spostare l'attenzione su ciò che facciamo ripetutamente per avvicinarci a quel risultato. Non solo "che cosa voglio ottenere?", quindi, ma anche e soprattutto: "che cosa devo fare con una certa regolarità perché questo risultato diventi più probabile?" Sposta insomma l'attenzione da un futuro desiderato ad un presente su cui possiamo agire. Una differenza piccola solo in apparenza.

Rendere facile la scelta che vogliamo fare
Una delle idee che trovo più interessanti nel libro è quella di progettare meglio le condizioni in cui il comportamento desiderato avviene.
Se voglio leggere di più, lascio il libro sul tavolo di cucina dove di solito faccio colazione scrollando il cellulare. Se voglio dedicare più tempo a un'attività che ritengo strategica, comincio la giornata con quella prima che l'agenda venga occupata da tutto il resto. Sembra quasi troppo semplice.
Eppure è proprio questo il punto: se per fare una cosa nuova dobbiamo ogni volta superare una serie di ostacoli, stiamo chiedendo ancora una volta alla motivazione di intervenire su una serie di micro-decisioni. Ridurre l'attrito significa fare in modo che il comportamento desiderato richieda meno energia possibile per essere messo in pratica.
Piccolo non significa poco ambizioso
Un'altra idea del libro che trovo particolarmente utile è quella del miglioramento dell'1%: piccoli comportamenti ripetuti che, nel tempo, possono produrre cambiamenti molto più grandi della spinta iniziale. È proprio la ripetizione a cambiare progressivamente ciò che ci viene naturale fare. Qui ritroviamo il filo del post precedente: la motivazione può innescare il cambiamento, una pratica piccola e ripetibile può contribuire a sostenerlo.
Nel farlo, non stiamo solo costruendo un comportamento; stiamo, passo dopo passo, raccogliendo prove su chi siamo. Clear descrive ogni abitudine come un piccolo voto che diamo al tipo di persona che vogliamo diventare. Questo cambia il modo di leggere un cambiamento professionale. Chi assume un nuovo ruolo di leadership, ad esempio, spesso aspetta di sentirsi leader prima di agire come tale. Ma secondo questa logica vale il contrario: è agendo, anche in modo minimo e ripetuto, che costruiamo l'identità che cerchiamo, non il contrario. Non serve dunque una trasformazione improvvisa: serve accumulare prove coerenti su chi stiamo scegliendo di diventare. È esattamente quello che vedo succedere nel mio lavoro di accompagnamento delle transizioni professionali: un po' come Marco, nel post precedente, che ha cominciato da una sola domanda ripetuta.
Si tratta di un pensiero utile per chi sta attraversando una fase di cambiamento: non dobbiamo aspettare di sentirci già quella persona per iniziare a comportarci come tale.
Cambiare.... abitudini
Non penso che ogni cambiamento possa essere ridotto a una buona abitudine, ma ciò che trovo particolarmente interessante nel libro è piuttosto lo spostamento di prospettiva: quando qualcosa che desideriamo non sta accadendo, possiamo anche guardare a come abbiamo costruito le condizioni perché questo accada.
È uno sguardo che trovo stimolante anche nel lavoro con leader e professionisti in transizione: ”Cosa posso fare per attenuare lo sforzo richiesto per una certa cosa, rendendola più facile da adottare? Come posso far diventare il cambiamento che desidero già un po' parte del mio mondo, piuttosto che qualcosa di estraneo che mi impongo di agire?"
A volte la risposta è sorprendentemente piccola. Ed è questo il bello delle abitudini: non ci chiedono di diventare persone completamente diverse da domani mattina. Ci chiedono di cominciare a fare, con una certa continuità, qualcosa che quella persona potrebbe fare, ma che assomiglia ancora abbastanza a chi siamo oggi da non sentirla come estranea.
Mi piacerebbe lasciarti con questa domanda: quale piccolissima modifica al tuo contesto quotidiano potrebbe rendere più facile iniziare, già da domani, qualcosa che per te conta?
Atomic Habits. Piccole abitudini per grandi cambiamenti di James Clear, pubblicato in italiano da DeAgostini, edizione aggiornata 2023.



Commenti